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News Racconti dai campi

Indian Tapes _#9_#10_#11_

Istruzioni per l’uso:

• Mettersi comodi e infilarsi le cuffiette
• Far partire la playlist (che trovi in fondo alla pagina) possibilmente con la canzone associata alla giornata che state per leggere
• Leggere tutto d’un fiato, così come è stato scritto dalla sottoscritta
• Se necessario rimettere la canzone da capo, chiudere gli occhi e immaginare.

Indian tapes #9 _ 12.08.2018

Oggi è domenica.
È una settimana che siamo qui e mi sembra siano passati mesi e allo stesso tempo mi sembra ieri che abbiamo fatto quel viaggio impensabile di 44 ore. La domenica dovrebbe essere fatta per riposare ma qui vivendo in comunità non si può ovviamente pensare di stare a cazzeggiare nel letto per riprendere le forze.
Forse non vi ho ancora spiegato com’è la vita in questo posto ed è arrivato il momento di farlo. Siamo 21 campisti che “mandati” da Jarom Onlus si occupano di progetti all’interno della Nawa Maskal School a Jareya (vicino a Ranchi, nello stato del Jharkhand, nel nord-est dell’India per localizzarci sul mappamondo). Siamo ospitati nella foresteria a fianco della scuola gestita da Don Paolo e dai ragazzi indiani che vivono con lui, alcuni frati e alcuni novizi che stanno studiando per prendere i voti.
La vita in comunità non è semplice. Già non è semplice in Italia, figuriamoci qui dove siamo 20 ragazze campiste (sì, c’è un solo pover’uomo di cui vi parlerò prossimamente) e una quindicina di ragazzi indiani. Un gruppo di persone che sono diverse in tutto e per tutto e devono condividere spazi con la barriera della lingua e quella ancor più ingombrante della cultura. Per fortuna abbiamo Don Paolo che tra una battuta e l’altra si destreggia tra italiano, inglese e hindi per spiegare tutto a tutti senza fraintendimenti e far funzionare le cose. E ci riesce.
Paolo non vuole essere chiamato “Father” o “Don”, i nomignoli invece più quotati sono “Pablo”, “Paul” o “Pà”. Mi fa scassare. Ed è davvero piacevole fare due chiacchere con lui. L’altra sera stavo raccontando della rubrica e ovviamente gli ho detto che prima o poi sarebbe stato interpellato.
Oggi è arrivato il fatidico giorno e la sua canzone è “I still haven’t found what I’m looking for” degli U2. L’ho trovato in cucina a tagliare a pezzi una mucca per poi farne salsicce (sì, qui si fa tutto come una volta, anche tagliare una mucca intera, di quelle che allevano a 50 mt dalla foresteria. È un lavoro necessario per sfamare tutti e Paolo si occupa pure di questo), e abbiamo rimandato la spiegazione della scelta della canzone a un momento più tranquillo. Così nella pausa di decompressione pre-nanna sotto il porticato, nella quale si alterna la posta del cuore a discussioni di politica ed economia, mi ha portato un foglietto con il titolo e mi si è seduto a fianco a raccontare. Anni fa ha fatto un video con questa canzone di sottofondo per raccontare il suo primo periodo in India nel quale girava nei villaggi e si immergeva per la prima volta in questa realtà così diversa ed eterogenea che caratterizza questo paese. Qui tutti cercano qualcosa e lo continuano a cercare perché evidentemente non l’hanno ancora trovato. L’esempio lampante sono le religioni: in India ci sono induisti, sikh, buddisti, musulmani e cristiani (e parliamo solo delle religioni “grandi” e ben conosciute ai più), per non parlare di tutte le religioni minori presenti in villaggi e comunità più isolati. Questo è un chiaro esempio di come si stia cercando una risposta a qualcosa e di come ogni religione suggerisca una soluzione che evidentemente non è quella finale che può soddisfare tutti, altrimenti non nascerebbe ogni tre per due un nuovo Credo.
La religione è solo uno dei tanti esempi che si potrebbero fare; l’India è davvero un mondo pieno di contraddizioni. È grande, caotica, con vette con ghiacciai e spiagge di sabbia bianca, quartieri poverissimi e templi d’oro. Un mondo in cui ognuno cerca di vivere e/o sopravvivere nel migliore dei modi affidandosi a un Dio che prende mille nomi differenti; cercando una strada che porti in luoghi diversi che possano essere casa o in quei luoghi che già sono casa per sentirli più tuoi.
Tutti stanno cercando qualcosa, anche noi venendo qui siamo caduti in questa trappola e dobbiamo rassegnarci alla verità che, nonostante tutto, la ricerca non è ancora finita.

Indian tapes #10 _ 14.08.2018

Da quando ho iniziato a raccontare di Dischirotti e della rubrica tutti mi dicono “Virgi guarda che se vuoi io ho una canzone che andrebbe proprio bene!”. Che gioia vedere la gente gasata quanto me per questo progetto!
Alice C, detta anche Cereali (che per inciso è il soprannome più figo della storia), è una delle prime che mi ha detto la frase sopracitata quindi sarà la prima a usufruire del suo spazio in questa rubrica per raccontare la sua canzone.
La sua scelta è stata “Spirit bird” di Xavier Rudd. Facendo un mega riassunto: prima di partire Alice lungimirante ha scaricato un po’ di musica a caso dall’account di Amazon Prime Music del suo ragazzo per avercela offline. Tra le varie canzoni ha scaricato anche questa, non conoscendola, e quando l’ha sentita la prima volta (in aeroporto aspettando la coincidenza per Delhi) ha pianto. Specifichiamo: Ali piange per moltissime cose, in particolare per i bambini. Nella canzone ad un certo punto parte un coro di bimbi e probabilmente tra la stanchezza e la sua solita inclinazione alle lacrime facili questo è stato il risultato.
Xavier Rudd è un polistrumentista australiano e la storia di questa canzone è super affascinante. Si trovava nel mezzo del deserto australiano quando si è trovato davanti questo “spirit bird”, un uccello molto raro che gli ha fatto pensare a tutta la storia che può esserci dietro un luogo. Ha iniziato a pensare a quante persone sono passate in un certo posto e a tutte gli eventi che hanno vissuto e a come tutte queste cose con il tempo vengano perse.
“Keep fighting for your culture” è la frase che si ripete verso la fine. Per far sì che tutte queste storie e tradizioni non vengano perse occorre continuare a lottare per la propria cultura. E questo lo si può applicare alla realtà in cui stiamo vivendo ora. Qua a Jareya e in tutto lo stato del Jharkhand ci sono moltissimi Adivasi che sono la popolazione indigena indiana, che, per semplificare all’osso, corrisponde agli aborigeni australiani o agli indiani d’America. Gli Adivasi abitano in un territorio ricco di risorse minerarie di cui il governo vuole appropriarsi. Per far ciò stanno cercando di screditare la loro cultura e di farli scomparire poco alla volta. Quindi “keep fighting for your culture” è esattamente quello che la popolazione Adivasi sta facendo.
Jarom Onlus abbraccia questa causa e i nostri campi hanno come obiettivo proprio questo: uno scambio culturale Italia-India che possa aiutare i bimbi a ricordarsi e praticare le loro tradizioni, con balli e canti popolari e non solo, e a continuare a farlo per non far sparire per sempre una cultura.

Indian tapes #11 _ 15.08.2018

“15 Agosto” per tutti noi italiani significa Ferragosto (che per proprietà transitiva significa grigliatona).
Per i cristiani è il giorno dell’assunzione di Maria, per i cinesi la festa degli innamorati, per gli indiani l’Indipendence Day, ovvero il giorno in cui nel 1947 l’India è diventata indipendente dal governo inglese. Per questo motivo si fa una grande festa in tutte le scuole e le piazze a cui ovviamente noi abbiamo partecipato come ospiti d’onore: ci hanno appuntato delle coccarde sulle maglie e ci hanno fatto sedere in tribuna, subito dietro preside e vicepreside. Le “regole” per celebrare/festeggiare l’Indipendence Day sono uguali in tutta l’India: ci deve essere la cerimonia dell’alzabandiera prima delle 8.00, deve essere cantato l’inno e la bandiera deve essere abbassata prima che cali il sole. Tutto il resto può essere aggiunto a piacere, per esempio qui hanno organizzato una specie di parata condita con canti, balli e scenette per la durata di circa tre ore. Ad essere sincera è stato tutto molto trash, come d’altronde è qualsiasi cosa in India, a partire dalle case, per passare alle canzoni, agli abiti tradizionali e a tutto ciò che potete immaginare chiassoso e colorato.
Per rimanere assolutamente nel tema ho deciso che la canzone di oggi sarebbe stata l’inno dell’India.
Il testo e la musica sono di Rabindranath Tagore, Premio Nobel per la letteratura del 1913. Il testo consiste nella prima delle cinque strofe del poema di Tagore, scritto in lingua bengalese, l’inno è molto breve, tant’è che i bimbi della scuola lo cantano ogni mattina dopo la preghiera. La versione che vi aggiungo è assolutamente diversa da quella che ho “imparato” io con i bimbi, perché è molto più smielata e lagnosa, però in ogni caso non posso fare a meno di cantare sul finale “Jaya eh, jaya eh, jaya jaya jaya jaya eh!”

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Indian Tapes _#6_#7_#8_

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Indian tapes #6 _ 07.08.2018

Oggi nostalgia canaglia.
Sono passati solo quattro giorni da quando siamo arrivati ma le quantità esagerate di riso che abbiamo ingurgitato ci hanno già fatto capire che la cosa che più ci mancherà durante la nostra permanenza qui sarà il cibo italiano. Tanto per intenderci, ogni giorno da quando sono qui penso almeno tre volte al giorno alle melanzane. Melanzane alla parmigiana, pasta alla norma, melanzane grigliate, melanzane in umido, melanzane e basta.
Io amo le melanzane. Me le sono fatte portare da mia mamma in Norvegia mentre ero in Erasmus, per capirci. E qui la verdura e la frutta sono un miraggio (in realtà tutto ciò che non è riso è un miraggio).
Abbiamo quindi preso in mano la situazione, occupando la cucina e cucinando 4 kg di pasta con pomodoro e mozzarella. Pasta scotta, un po’ insipida, ma vi assicuro di non aver mai mangiato pasta più buona.
La canzone che più mi sembra rappresentare questa situazione è “Ma il cielo è sempre più blu” di Rino Gaetano, che da sempre mi dà un senso di libertà e felicità pazzesco. Perché è ritmata, ti fa venire una voglia matta di ballare e mi mette sempre di buon umore. E vi sembrerà assurdo, ma sono tutte le sensazioni che quel piatto di pasta ci ha regalato. Alla fine della cena eravamo tutte felici e sorridenti, e la notizia “non c’è più acqua nei serbatoi per farsi la doccia” non ci ha poi sconvolto così tanto.
Ogni volta mi stupisce quanto un’abitudine sia scontata. Non ci rendiamo conto di quanto la nostra cultura ci abbia abituato ad una varietà di cibo che nella maggior parte del mondo non esiste neanche. In fondo noi possiamo mangiare ogni giorno qualcosa di diverso perché nel 90% del mondo mangiano riso in bianco tutta la vita. Non ce ne rendiamo davvero conto.
E forse ogni tanto potremmo almeno pensarci.

Indian tapes #7 _ 09.08.2018

Qui tutti i giorni sono molto simili.
La mattina e il primo pomeriggio sono occupati dalle attività con i bimbi della scuola, alle 15.00 suona la campanella ma fino alle 17.00 è molto difficile riuscire ad uscire dal campetto da basket del cortile della scuola a causa della fiumana di bambini che ti si affollano intorno chiedendoti di ballare, giocare o fare qualsiasi altra cosa che comporti lo starti appiccicato. Motivo per cui mi risulta un po’ difficile trovare spunti per questa rubrica. Ho quindi detto a Sara chiacchierando “dai oggi balza” e lei sbarrando gli occhi mi ha detto “Sei matta! Faccio io la tua persona di oggi!”.
Sara ha scelto “Fango” di Jovanotti. Ora ve la contestualizzo.
Dopo cena è sempre ora del lavaggio piatti, questo significa 10 persone all’interno di 3 mt quadri che lavano mille piatti di metallo e ballano e cantano a squarciagola per far passare il tempo. Stasera io preparavo l’attività e quindi mi sono persa questo momento di svago, ma Sara mi ha raccontato una cosa molto bella. Mancava la cassa da cui solitamente mettiamo la musica zarra anni 2000 e quindi le partecipanti al lavaggio piatti hanno dovuto arrangiarsi per trovare una canzone conosciuta da tutti. Hanno ripiegato su “Fango” e l’hanno cantata tutta, urlando come matte e sapendo tutte le parole. E mi diceva che nonostante veniamo tutte da ambienti molto diversi è pazzesco come alcune canzoni riescono ad unire senza distinzioni, tutte le sanno, con tutte le parole. E si è proprio sviluppata “l’energia che si scatena in un contatto” come si dice nel testo della canzone.
Contatto che non per forza deve essere un contatto fisico, anche perché in India il contatto fisico soprattutto se tra maschio e femmina è assolutamente fuori luogo, anche solo far prendere due bimbi per mano per fare un cerchio è un’impresa sovrumana. Contatto che è relazione umana, amicizia sincera, condivisione, tutte cose che qui, lontano dal mondo social e tecnologico occidentale si trovano con più facilità, o forse semplicemente sono meno offuscate dalle mille distrazioni che invece popolano la nostra vita quando siamo in Italia.
Dopo quasi una settimana di convivenza tra noi si è creata veramente una bella energia, che nasce dallo scambio di storie, momenti di vita quotidiana e emozioni forti nel vivere in questa realtà così diversa, da un contatto che sento forte ed è bellissimo.

Indian tapes #8 _ 11.08.2018

Ieri sera ho raccontato per la decima volta la storia di Dischirotti., di come ho iniziato a scrivere per questa pagina, di come è nata questa rubrica e di come ho bisogno di consigli da parte di tutti. L’ho raccontato a un gruppetto di ragazze durante le chiacchiere post-cena sotto il porticato e fra tutte Martina è rimasta davvero affascinata dall’idea che sta dietro la rubrica e in generale al lavoro di tutti noi di Dischirotti.
Per questo ho scelto lei come protagonista di oggi. La canzone che mi ha consigliato si chiama “Vorrei ballare” di Ambrogio Sparagna. L’idea era di ascoltarla su YouTube per poi scriverci qualcosa a riguardo visto che è una canzone di cui non ho mai sentito parlare, ma essendo isolati da tutto ho dovuto scegliere un’altra soluzione, ovvero farmela raccontare nel dettaglio direttamente da lei.
Ed eccoci:
è un inno alla vita, alla spensieratezza e alle gioie che la natura intorno a noi può regalarci.
È immergersi in ciò che ci circonda e notare che anche e soprattutto nella semplicità si può trovare la felicità.
È un gruppo di persone che condividono esperienze e viaggiando sulla stessa linea d’onda riescano ad arricchire chi le circonda e arricchirsi a loro volta. È gioia pure di sentirsi nel posto giusto, al momento giusto, a fare le cose giuste. È amicizia, condivisione, allegria.

“Sogno una festa passata lontano da questa città
piena di archi di luce stordita da mille sapori
di terra mare sudore
d’incenso di fuoco di mirto e ginestra”

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Indian Tapes _#3_#4_#5_

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Indian tapes #3 _ 04.08.2018

Sono passate 44 ore da quando ho lasciato casa e finalmente vi scrivo da quello che sarà il mio letto per i prossimi 20 giorni. Siamo in una foresteria gestita da frati. Siamo in mezzo alla giungla, a nord-est dell’India, tra zanzare, scarafaggi e coleotteri di dimensioni inimmaginabili. Doccia ovviamente fredda, prendendo l’acqua da un secchio, denti lavati con acqua potabile da una borraccia. Non so se resisterò ma ci proverò.
Sono con delle belle persone e sono contenta. Come gesto di benvenuto i Brothers (che sarebbero i frati indiani, più i novizi, più i candidates) ci hanno lavato le mani e cantato una canzone. Sarà questa la mia canzone di oggi. Purtroppo non potrò aggiungerla alla playlist di Spotify ma vi assicuro che era molto molto carina.
È sempre bello quando qualcuno prepara delle cose per te, che sia un pasto caldo, una canzone di benvenuto o le camere pulite con i letti fatti. È come dire “ci tengo alla tua presenza, sono contento che tu sia qui, mi prendo cura di te”. Cose belle, che fanno luccicare gli occhi soprattutto dopo il viaggio interminabile che abbiamo intrapreso per arrivare fino qui.

Indian tapes #4 _ 05.08.2018

Giorno 2, ma in realtà giorno 1 nella foresteria dove alloggeremo. Oggi abbiamo iniziato a lavorare sulle attività da proporre ai bambini nelle prossime due settimane. Abbiamo disegnato organi su pezzi di stoffa, abbiamo fatto check list di ogni tipo, abbiamo colorato pietre e costruito clessidre e nonostante tutto domani la sveglia è alle 7.00 e le attività le faremo a cuore.
In tutto questo abbiamo trovato il tempo per fare una passeggiata nella giungla che circonda la struttura. Fuori è tutto assurdo: ci sono strade rosse che attraversano villaggi composti da tre casette, animali di ogni tipo nelle strade, nei cortili, ovunque. Mucche, galline, polli, capre. Ovunque, vi giuro.
È davvero una realtà che per quanto si possa immaginare non sarà mai come è veramente.
In ogni caso durante la passeggiata ho chiesto consiglio musicale a Giorgia, una ragazza piccolina, con dei dread biondi lunghissimi, che appena le ho raccontato di Dischirotti si è illuminata dicendo “sono sempre rimasta affascinata da come la musica possa legare persone molto diverse tra loro e di come possa trasmettere così tanto a tutti”. A queste parole anche io mi sono illuminata e ho capito che era la persona giusta per iniziare a chiedere consigli per questa rubrica.
“In viaggio” di Fiorella Mannoia è stata la sua risposta alla fatidica domanda. Insieme alle canzoni chiedo sempre anche il motivo per cui me la consigliano, e la sua motivazione è stata emozionante. Per farla breve ai suoi 18 anni tutti le hanno “regalato” una canzone, senza dire chi fosse il mittente, e insieme le hanno scritto delle lettere per poi permetterle di associare lettere e canzoni a volti di amici e familiari. Fatto sta che si è arrovellata giorni per capire chi le avesse dedicato questa canzone in particolare, e alla fine ha chiesto consiglio a sua mamma che le ha semplicemente suggerito di ascoltarla con attenzione e che l’avrebbe capito da sé.
Era proprio “la sua mamma” (come dice lei) il mittente, che con questa canzone voleva augurarle il meglio per i suoi viaggi e in generale per la sua vita.
Cavoli, devo stare attenta altrimenti diventerò smielata entro la fine di questo campo.

Indian tapes #5 _ 06.08.2018

Oggi è stato il compleanno di Alessia, il giorno in cui abbiamo iniziato a lavorare nella scuola e il giorno in cui ho mangiato una crostata indiana (mamma mia che buoni sono i dolci quando da 3 giorni mangi solo riso e lenticchie gialle!).
Alessia ha compiuto 30 anni e mi sembrava doveroso renderla protagonista di questa giornata. La sua scelta è stata “Nessun rimpianto” degli 883. E le motivazioni sono quelle di una ragazza forte ed indipendente che non si fa mettere i piedi in testa da nessuno. Alla soglia dei 30 anni Ale non ha nessun rimpianto, è convinta di tutto ciò che ha fatto, nel bene e nel male. Inoltre la ricorrenza dei 30 anni associata a questo viaggio è una cosa molto significativa per lei.
“Nessun rimpianto” perché quello che è passato è passato.
“Nessun rimpianto” perché ad oggi si può ricominciare.
“Nessun rimpianto” perché la vita è ancora tutta da scrivere.
“Nessun rimpianto” perché un viaggio così cambia tutte le tue prospettive. Ti fa capire davvero cosa è importante, qual è la persona che vuoi essere nei prossimi 30 anni e l’importanza di tirare le somme degli anni passati per poi prendere in mano le redini e decidere come/dove fare il prossimo passo.
Sono stanca anche se è solo il terzo giorno, i bambini sono impegnativi, la doccia è sempre fredda e fatta da un secchio, il cibo sempre riso. Ma essere circondata da persone così mi fa capire che sono nel posto giusto e che qualcosa di buono uscirà di sicuro.

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Indian Tapes _Intro_#1_#2_

Era il 2018 ed io ero una studentessa di medicina che, nel poco tempo libero che aveva, pensava a viaggiare, andare ai concerti e scrivere dei due temi sopracitati. Quell’estate ero partita con Jarom Onlus per un campo di volontariato e nel frattempo cercavo spunto per una rubrica da pubblicare su Dischirotti. Da questi eventi è nato spontaneamente Indian Tapes.
Sono passati due anni e sono cambiate molte cose: sono un medico, nel mio tempo libero sono confinata in casa (vista la pandemia) e non scrivo più. Alcune cose però sono esattamente come allora: da quel campo non ho mai lasciato Jarom e ancora mi vengono gli occhi lucidi se rileggo quello che ho scritto in quei 20 giorni.
Per questo motivo, in occasione del rinnovo del sito, abbiamo deciso di riproporvi questi racconti, per ricordare momenti felici a chi li ha vissuti e condividerli con tutti gli altri, nella speranza di poterne creare di nuovi nel prossimo futuro.
Buona lettura e un abbraccio a distanza,
V.

Indian Tapes_Intro

Quest’anno ho deciso di mettere la mia felicità prima.
Motivo per cui faccio delle vacanze pazzesche: parto per l’India, vado via un mese, in cui farò per una ventina di giorni un campo di volontariato e per il resto del tempo viaggetti alla scoperta dell’India del nord.
Come sempre finita la sessione estiva torno sul gruppo Telegram di Dischirotti e mi scuso per essere temporaneamente sparita causa impegni universitari, e subito dopo imploro per suggerimenti e idee per scrivere nuovi pezzi. Non sono una creativa. Per niente. Ci convivo e quindi cerco supporto in questo gruppo di bella gente.
Appena ho raccontato delle mie vacanze al “grande capo di Dischirotti” è nata una grande idea: raccontare questo viaggio attraverso la musica. Nasce quindi oggi un racconto a puntate nel quale cercherò di farvi vivere l’India in tutte le sue sfaccettature, come se vi portassi con me, in quello zaino da 15kg che conterrà la mia vita per un mese. Ovviamente per farlo al meglio mi farò aiutare (come sempre più cervelli insieme lavorano meglio di uno solo), quindi chiederò consigli alle persone che partiranno con me, a qualcuno che incontrerò durante il viaggio e magari anche a qualcuno che invece mi aspetta a casa.
Sarà un diario di viaggio, di persone, di luoghi.
E voi siete pronti a partire?

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Indian Tapes_ #1_31.07.2018

Non sono ancora partita, ma mi piaceva l’idea di iniziare da qui, da casa.
Motivo per cui la prima persona da cui mi farò consigliare una canzone è la mia mamma. Già, perché la mamma è sempre la mamma. E anche se siamo grandi i consigli pre-viaggio delle mamme sono qualcosa di fondamentale. Sicuramente la mamma ti ricorderà di aver dimenticato qualcosa, che sia l’adattatore universale, lo spazzolino o un buon libro da leggere durante le lunghe attese in aeroporto. È il lavoro delle mamme, lo sanno tutti.
Bene, ho chiesto consiglio e la risposta è stata “Buon Viaggio di Cesare Cremonini”.
Circa due anni fa mia mamma ha deciso di andare a fare il cammino di Santiago con altre due sue amiche e questa è stata la canzone che le ha accompagnate durante le faticose giornate di salita e discesa tra le colline della Galizia.
Me la dedica “con tutto il cuore” e io non potrei essere più felice.

Indian tapes #2 _ 02.08.2018

Sempre in patria, domani prendo l’aereo per Delhi.
La mia partenza coincide con la partenza della mia migliore amica per l’Erasmus. Da molti punti di vista è una cosa tristissima, dall’altra sono contenta che il mio viaggio in India corrisponda al suo primo mese via dall’Italia, almeno riuscirò ad abituarmi alla sua mancanza senza passare sotto un treno di malinconia (sì, in fondo sono una romanticona).
Con i saluti ho colto l’occasione per sottoporre anche a lei la magica domanda che guida la scrittura di questa rubrica, ed eccovi la risposta:
“”Whatever” degli Oasis perché “you’re free to be whatever you choose”. E questo lo si capisce davvero solamente viaggiando, fuori e dentro di sé e nelle storie delle persone che incontrerai.
E poi perché cazzo ti vedo troppo col vento in faccia che ti scompiglia i capelli a girare per strade sterrate.”
Grazie. Ora potete immaginare perché le voglio così bene.
Poi è stato il mio turno e sono andata sul sicuro: “Seve” di Tez Cadey.
È stata la canzone del mio Erasmus, ogni volta che la sento ricordo la prima festa nello studentato di Steinan quando Kit, “l’australiano scalzo”, ha iniziato a tirare fuori canzoni ma sentite dal suo Spotify premium. Con questa canzone le passo il testimone e le auguro di vivere questa esperienza al 200% perché non la scorderà mai, ne sono certa.
PS ho appena comprato un volo Torino – Trondheim per andarla a trovare. Sono felicissima.

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Campo 2015

L’8 agosto è iniziata la quinta edizione dei campi Jarom.

Sono 9 i ragazzi partiti quest’anno alla volta di Ranchi e Jareya.

Ecco le prime immagini con loro e il mitico Paolo che li ha accolti come al solito con entusiasmo e grande ospitalità.

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In bocca al lupo dunque e buon lavoro a Francesco, Gianluca, Silvia, Elisa, Francesca, Lea, Martina, Samanta e Veronica!

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CAMPO 2014: un primo resoconto

Dopo due giorni di visita a Calcutta, i 18 campisti sono partiti verso Ranchi, dove sono stati accolti calorosamente durante i festeggiamenti del Giorno dell’Indipendenza presso la scuola a Jareya.

1.1

1.2

L’indomani, il 16 agosto, si è tenuto a Ranchi il primo incontro della Rete riguardo l’educazione. La Rete è un progetto per mettere in contatto, fare riflettere e confrontare persone che si occupano di educazione in zone a maggioranza tribale.

2

Pronti per iniziare i laboratori con le classi di Jareya, i campisti sono andati a conoscere l’arte adivasi presso un noto esperto locale, Bulu Imam, che ha illustrato e spiegato loro i principi, le tecniche e i significati di alcuni disegni tradizionali, usati soprattutto per decorare le pareti delle case.

3.1 3.2

Una giornata molto proficua, utile per avere una maggiore consapevolezza dell’argomento e, in un secondo momento, decorare la parete della scuola. Infatti, tornati a Jareya, il gruppo si è messo al lavoro con i ragazzi, chiedendo loro di disegnare i loro villaggi, gli animali e le piante che conoscevano. In seguito sono stati riportati sulla parete i loro disegni, ispirandosi il più possibile allo stile adivasi nella tecnica e nei colori.

4.3  4.4

4.5                4.2

4.6 Allo stesso modo le classi sono state coinvolte in un laboratorio di cucina, in cui tutti gli studenti, dai bambini dell’asilo ai ragazzi più grandi, hanno imparato a fare grissini e biscotti.

5.1 5.2

I campisti, a loro volta, sono stati messi alla prova per realizzare alcuni piatti tipici del Jharkhand, come pakora, malpuwa e gulgullà!

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