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News Racconti dai campi

Indian Tapes _#18_#19_

Istruzioni per l’uso:

• Mettersi comodi e infilarsi le cuffiette
• Far partire la playlist (che trovi in fondo alla pagina) possibilmente con la canzone associata alla giornata che state per leggere
• Leggere tutto d’un fiato, così come è stato scritto dalla sottoscritta
• Se necessario rimettere la canzone da capo, chiudere gli occhi e immaginare.

Indian tapes #18 _ 22.08.2018

Oggi è stata l’ultima giornata intera passata in quel di Jareya. Abbiamo fatto le prove generali con i 750 bambini della scuola ed è stato abbastanza un fiasco. Ma siamo tutti molto positivi per domani. Anche se non sarà perfetto sarà una festa, un momento per trovarsi e incontrarsi e sentire i legami che si sono creati in questi 20 giorni. Oggi non ho molte parole da scrivere. Abbiamo fatto la verifica di fine campo e siamo state tre ore a fare condivisione di tutti i momenti belli e brutti di questa esperienza e ho già dato sfogo alla mia vena letteraria in quell’occasione.
Vorrei comunque riportare qui parte della condivisione: avevamo delle domande guida per aiutarci a non dimenticare nulla e delle domande generali. Tra queste quella che più mi ha spinto alla riflessione è stata “cosa ti rimane di questo campo?” Ecco: “di questo campo mi rimane molto. Posso quasi dire con serenità che mi piacciono i bambini. Mi hanno dato davvero tanto, perché mi hanno fatto sentire “accettata” nonostante non ci capissimo minimamente in nessuna lingua da noi conosciuta. Il gruppo invece mi ha insegnato per davvero che l’abito non fa il monaco e tutte queste facce e questi nomi che fino al 3 agosto non si matchavano neanche sono diventati individui unici e con mille sfaccettature che si scoprono giorno per giorno. Tutti molto diversi ma che riescono a lavorare bene e funzionare nonostante le diversità e le opinioni contrastanti per rendere questo campo bello, ma proprio bello.”
Domani sarà davvero il momento di mettere la parola FINE a questa esperienza e se da un lato necessito di una pausa da questi bimbi che si appendono alle tue braccia ogni volta che ti vedono, dall’altro so che mi mancherà il pane burro e zucchero a colazione e il correre alla scuola alle 8.35 per la preghiera cantata in hindi tutte le mattine.
Domani allo spettacolo i bimbi faranno mille cose, da piccole scenette a spiegazioni del BLS a danze occitane mischiate a danze mundari (mi sa che non ve l’ho mai detto ma il progetto di quest’anno con Jarom era duplice, da un lato danze popolari e dall’altra educazione sanitaria, giusto per farvi raccapezzare in questo fiume di parole). Anche noi quindi volevamo metterci del nostro e ringraziare mettendoci in gioco. Motivo per cui canteremo “La canzone del sole”. Vi sembrerà una scelta strana, ma alla fine chi è che non conosce “La canzone del sole”? È una canzone che unisce tutti noi italiani, anche di generazioni diverse, e ogni volta che ci si ritrova in gruppo con una chitarra è sempre la prima che si suona/canta per rompere il ghiaccio. La canzone di oggi è questa. Semplice e che sa di casa. Di schitarrate la domenica sera a San Maurizio, di amici intorno a un falò, di sere d’estate con l’arietta fresca che ti fa chiedere una felpa all’amico che vi ha invitato a cena. Semplice come la vita che abbiamo vissuto qui e che ha riempito i nostri occhi, le nostre menti e i nostri cuori per questi giorni e per quelli a venire.
Sono emozionata per domani. Non vedo l’ora di sentire gli applausi di tutti per tutti e vedere quei sorrisoni bianchi in contrasto con la pelle dei bimbi, che poi tanto diversa dalla nostra non è.

Indian tapes #19 _ 23.08.2018

Oggi è stato il giorno dei saluti. Abbiamo fatto il fatidico spettacolo dove ho avuto la parte della regista, che di per sé è già complicato quando hai 750 bambini da gestire, ma se poi il copione e la scaletta sono in Hindi il tutto si complica ulteriormente.

Nonostante difficoltà tecniche, bambine che ci han messo anni a mettere il saree e professori che vogliono cambiarti la scaletta all’ultimo minuto il tutto è andato bene, erano tutti felici e contenti e anche la nostra Canzone del sole è stata applaudita abbondantemente (nonostante abbiamo comunque sbagliato l’attacco a “le biciclette abbandonate sopra il prato e noi” come nelle 100 prove che abbiamo fatto ieri sera).
Allo spettacolo si sono susseguite millesettecento foto con bambini e professori per un ultimo grande saluto (vd. sotto).

Tornati in foresteria è stato il momento delle valigie, che è sempre un momento impegnativo: mettere in uno zaino i ricordi di 20 giorni così intensi non è facile, né tantomeno lo è pensare che non stiamo tornando a casa, ma ci aspettano 10 giorni di tour belli tosti.
Devo essere sincera, ho vissuto molto bene il campo e mi sono resa conto del fatto che mi stesse arricchendo giorno per giorno ma sul momento forse non avevo pensato potesse avere questo impatto e l’ho realizzato solo ora. Nel senso che vedevo tutto come se fossi lontana 3 metri e le cose le vivessi non in prima persona ma dall’alto, o come se le vedessi proiettate in una grande sala cinematografica, un po’ come la derealizzazione durante un attacco di panico per capirci.
Sommando queste sensazioni al fatto che già io, di mio, non sono molto emotiva non mi aspettavo che poi la partenza fosse così “spessa”.
Avevamo il treno alle 21.30 direzione Calcutta, quindi siamo andati insieme a Paolo e ai brothers a fare ancora cena vicino alla stazione per poi essere comodi e prendere direttamente il treno, nel viaggio sul mitico pullmino della scuola è successo il miracolo: quei ragazzi che non hanno aperto bocca per 20 giorni hanno deciso di perdere di vista la timidezza e cantare e scherzare con noi. Abbiamo cantato una canzone in Hindi a due voci (maschi e femmine) che abbiamo fatto fare ai bimbi dell’asilo e che ha mille gesti per spiegare come si piantano i ceci. Noi ovviamente non sapevamo le parole, ma solamente i suoni a forza di sentirla con i bimbi, eppure è stato bellissimo. Davvero uno dei momenti più felici di questo campo. C’era una presa bene generale che è stata coinvolgente ed emozionante, e dopo 20 giorni di silenzi e imbarazzi per la loro esagerata timidezza è stato bello vederli sciogliersi e divertirsi e sorridere insieme a noi.
La canzone di oggi è ovviamente questa, non potrebbe essere altrimenti, non so come si chiami, ma troverò il modo di allegarvi almeno il video della performance in pullmino perché ne vale davvero la pena.
Tutti questi comunque non erano ancora i saluti, dopo cena siamo andati alla stazione e davanti al binario 4 ci è stato detto “bene, iniziate pure a salutare”. E lì crisi nera. Nel senso che in India qualsiasi contatto è considerato “too much” soprattutto quando è tra maschio e femmina, non sto parlando di cose grosse ma semplici strette di mano o due baci sulle guance per salutare.
Quindi tutte noi alla frase dei saluti ci siamo bloccate guardandoci intorno del tipo “e ora? Facciamo ciao ciao con la manina da lontano? Facciamo un giro di saluti formali con strette di mano?”
Per fortuna con i nostri occhi spersi ci siamo rivolte verso i brothers cercando di cogliere qualche segnale e loro ci sono venuti incontro a braccia aperte richiedendo chiaramente un abbraccio e lì abbiamo capito che la nostra esuberanza e il nostro chiasso in fondo in fondo sarebbero mancati a tutti tra le mura della foresteria.
Non me lo aspettavo. Per niente. Dopo il primo abbraccio mi sono venuti gli occhi lucidi. Lì ho capito davvero che il bagaglio che ho riempito in questo campo non è una 24 ore con dentro il Mac e la Gazzetta dello sport, ma una di quelle valigie da aggiungere al bagaglio in stiva quando non ci stai dentro con il peso.
Ora sono su un treno indiano in terza classe che tra il rumore dei ventilatori e la puzza che entra dai finestrini cerco di prendere sonno per svegliarmi direttamente a Calcutta.
Sono stanca, morta.
Ma sono piena. Piena di occhi di bimbi che ti guardano senza capire, di bocche che comunque sorridono, di mani che ti vengono a cercare il braccio quando suona la campanella dell’ottavo periodo. Piena di emozioni, piena di esperienze, piena di cose che mai mi sarei aspettata e piena di voglia di tornarci davvero prima o poi in questo posto per riabbracciare Binod e dirgli “I told you I would be back”. 🙂

Trovi qui la playlist “Indian Tapes” per accompagnare la lettura:

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