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News Racconti dai campi

Indian Tapes _#12_#13_#14_

Istruzioni per l’uso:

• Mettersi comodi e infilarsi le cuffiette
• Far partire la playlist (che trovi in fondo alla pagina) possibilmente con la canzone associata alla giornata che state per leggere
• Leggere tutto d’un fiato, così come è stato scritto dalla sottoscritta
• Se necessario rimettere la canzone da capo, chiudere gli occhi e immaginare.

Indian tapes #12 _ 16.08.2018

Oggi per i bimbi è vacanza. A noi sembra strano, solitamente il giorno stesso della festa si sta a casa e subito dopo si torna a scuola, qui si festeggia a scuola con parata, marcia etc. (vedi 15/08) e si fa vacanza il giorno successivo.
Quindi abbiamo avuto una giornata intera libera in cui Don Paolo ci ha portato in giro a conoscere un po’ il mondo fuori dalla foresteria. Siamo andati a Baghaicha. “Baghaicha” letteralmente è la parola in mundari (una delle lingue degli Adivasi) che indica il luogo del villaggio in cui tutto il villaggio si riunisce per discutere e prendere decisioni. Baghaicha dove siamo stati è invece una struttura/complesso gestito da gesuiti dove si riuniscono Adivasi e non, per discutere della situazione attuale del Jharkhand e dintorni. Vi ho accennato la situazione degli Adivasi nell’articolo del 14/08 e ora ve la spiego per bene.
Gli Adivasi sono la popolazione indigena dell’India, situata prevalentemente in Jharkhand, e risiede da secoli in queste terre ricche di risorse naturali, in particolare minerarie (dal carbone all’oro). Il governo vuole usufruire di queste risorse e quindi appropriarsi delle terre di queste popolazioni. L’intenzione del governo è quindi quella di allontanare gli Adivasi dalle proprie terre e per farlo durante il corso degli anni sono state adottate molte tecniche diverse, inizialmente metodi in cui la forza faceva da padrona, altro tentativo è stato la privazione, costruendo dighe per togliere l’acqua ai villaggi, ma per quanto questi metodi fossero bruti non sono riusciti a convincere la popolazione a lasciare le loro terre. Quindi ora il governo ha deciso di “giocare sporco” in maniera nascosta/velata, ovvero offrendo formazione gratuita e posti di lavoro ai giovani Adivasi, con la clausola che questo lavoro sia fuori dal Jharkhand. Questo per il semplice fatto che la popolazione Adivasi è molto compatta e perciò resistente, e l’unico modo per poterla attaccare è renderla debole, facendola da un lato diminuire di numero e dall’altro disgregandola in tanti sottogruppi e incitando l’odio tra essi.
Gli Adivasi non hanno una religione comune: esistono Adivasi cristiani, Adivasi hindu, Adivasi di altre religioni minori. Quello che il governo cerca di fare è istigare l’odio reciproco fra questi microgruppi, per togliere quella compattezza che è sempre stata il punto di forza di questa popolazione.
Il discorso è molto più ampio e complicato ma per oggi vi ho già buttato un bel secchio di realtà sugli occhi, quindi direi che posso smetterla.
Tutta questa storia mi ha colpito molto e fatto riflettere su quanto la mente degli esseri umani possa concepire delle strategie così infime e malvagie per ferire degli altri esseri umani. Per questo la canzone di oggi sarà “Imagine” di John Lennon. Potrà sembrare banale ma è quella che per me (e forse anche per moltissimi altri) rappresenta da sempre quella pace ideale a cui si dovrebbe aspirare, per un mondo migliore e soprattutto più umano.

Indian tapes #13 _ 17.08.2018

I bimbi sono tornati a scuola e noi alle nostre solite attività. Vi ho accennato che siamo 21 campisti. Per fare le attività nella scuola siamo divisi in gruppi e nel mio gruppo tra le varie componenti c’è Ester. Ester mi fa scassare dalle risate, è una ragazza piccolina ma che ha una personalità enorme, che quando entra nella stanza la senti dal momento in cui varca la soglia. Ha una voce che arriva a frequenze mai udite da orecchio umano, padroneggia l’inglese ad occhi chiusi ed ha solo tatuaggi di scritte in lingue straniere.
Dorme con altre tre ragazze nella stanza a fianco alla mia e, visto che le pareti sono fatte di cartapesta e le finestre sono tutte aperte per i 7000 gradi percepiti, tutte le sere mi sembra di partecipare alle loro conversazioni stando comodamente sdraiata nel mio letto. Ad esempio l’altra sera leggevano l’oroscopo di Brezsny e per fortuna una di loro è dei Gemelli così ho potuto ascoltare il mio oroscopo senza neanche dovermi sbattere per cercarlo. Diceva all’incirca così: “sii paziente ed accetta il pane e il burro che hai ora, arriverà a suo tempo il miele”. La cosa più buffa della situa è che qui la colazione è davvero pane e burro e devo essere paziente per poter mangiare qualcosa di meglio in futuro. Tutto questo non centra nulla ma volevo raccontarvelo, sorry not sorry.
In ogni caso ho deciso che la persona di oggi sarebbe stata lei perché mi incuriosiva molto quale potesse essere la sua scelta, ed eccola: “Let it be” dei Beatles. Perché sono Il Gruppo per eccellenza e perché da sempre li collega a ricordi con suo padre. La musica dei Beatles spesso unisce generazioni diverse, anche io e mio fratello conosciamo a memoria l’ordine dei pezzi di “ONE” che i miei genitori ci hanno fatto sentire in loop durante tutta la nostra infanzia.
Ester e suo padre adorano i Beatles, collezionano vinili e hanno alcune prime edizioni e fra tutte le loro canzoni “Leti t be” è la loro preferita. Perché let it be è un consiglio di vita, è una “word of wisdom”, è sempre un buon modo per prendere la vita.
Anche a me piace molto questa canzone e sicuramente è la mia preferita tra quelle dei Beatles. La musica è dolce e ti culla mentre ti suggerisce che lasciando andare le cose tutto andrà per il meglio. Devi solo “let it be”.

Indian tapes #14 _ 18.08.2018

Oggi è sabato. Secondo sabato da quando siamo arrivati. È assurdo che siano già passati 14 giorni. Davvero assurdo. Mi sento come se fossi in India da mesi e allo stesso tempo come se questo campo fosse iniziato solo tre giorni fa. È una sensazione strana ma parlando con le mie compagne ho scoperto che è ampiamente condivisa dal gruppo. Gruppo che negli ultimi giorni è andato incontro inevitabilmente a discussioni. Per la fine delle attività faremo uno spettacolo con tutti i bimbi della scuola e mettere d’accordo 21 teste non è cosa semplice. Non preoccupatevi, è tutto risolto, lo spettacolo è pronto e noi siamo tutte amiche come prima ma questi sono i rischi del mestiere.
Stamattina avevo scelto Giorgia B. per la canzone e le ho lasciato la giornata per rifletterci. Viste le discussioni e in generale il clima degli ultimi giorni Biagio (sì raga, questa è un’officina di soprannomi top) mi ha consigliato “Secondo me” di Brunori sas. In primis perché è una canzone che le piace molto, inoltre perché parla di tutte le contraddizioni che caratterizzano ognuno di noi. Come tutte quelle volte che giudichiamo qualcuno o qualcosa e facciamo i moralisti per cose che poi siamo i primi a fare/pensare. E molte volte, senza neanche pensarci/volerlo, mettiamo i nostri filtri davanti a tutte le opinioni degli altri e anche se ci sforziamo di abbattere questi filtri è molto difficile riuscirci.
Vivere in comunità ti permette di capire a pieno questa problematica. Pur cercando in ogni modo di mettersi nei panni dei tuoi compagni risulta difficile comprendere totalmente un punto di vista molto diverso dal tuo, perché quei panni che provi a mettere spesso e volentieri sono di una taglia troppo grande o troppo piccola o di un colore che è davvero un pugno in un occhio in contrasto con la tua pelle. Ma anche questo è adattamento e qui ci si adatta per forza: quando non hai più magliette pulite fai il giro delle camere a chiederne una che non sappia di umido e schifo, così come quando si discute si cerca di trovare un punto di incontro per raggiungere un obiettivo comune e oleare e far girare il meccanismo che si era per un secondo inceppato. Per adattamento però dovremmo davvero provarci a mettere quei panni stretti o togliere i filtri che abbiamo davanti agli occhi e alle orecchie (scegliete voi la metafora che più vi aggrada).
Il ritornello della canzone scelta da Biagio fa davvero riflettere, non voglio influenzarne il contenuto raccontandovelo, quindi riporto pari pari:
“Secondo me,
secondo me
io vedo il mondo solo secondo me

Secondo me,
secondo me
e scrivo al mondo solo secondo me
Chissà com’è
invece il mondo
visto da te
Chissà com’è
invece il mondo
secondo te”

Chissà com’è.

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Indian Tapes _#9_#10_#11_

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Indian tapes #9 _ 12.08.2018

Oggi è domenica.
È una settimana che siamo qui e mi sembra siano passati mesi e allo stesso tempo mi sembra ieri che abbiamo fatto quel viaggio impensabile di 44 ore. La domenica dovrebbe essere fatta per riposare ma qui vivendo in comunità non si può ovviamente pensare di stare a cazzeggiare nel letto per riprendere le forze.
Forse non vi ho ancora spiegato com’è la vita in questo posto ed è arrivato il momento di farlo. Siamo 21 campisti che “mandati” da Jarom Onlus si occupano di progetti all’interno della Nawa Maskal School a Jareya (vicino a Ranchi, nello stato del Jharkhand, nel nord-est dell’India per localizzarci sul mappamondo). Siamo ospitati nella foresteria a fianco della scuola gestita da Don Paolo e dai ragazzi indiani che vivono con lui, alcuni frati e alcuni novizi che stanno studiando per prendere i voti.
La vita in comunità non è semplice. Già non è semplice in Italia, figuriamoci qui dove siamo 20 ragazze campiste (sì, c’è un solo pover’uomo di cui vi parlerò prossimamente) e una quindicina di ragazzi indiani. Un gruppo di persone che sono diverse in tutto e per tutto e devono condividere spazi con la barriera della lingua e quella ancor più ingombrante della cultura. Per fortuna abbiamo Don Paolo che tra una battuta e l’altra si destreggia tra italiano, inglese e hindi per spiegare tutto a tutti senza fraintendimenti e far funzionare le cose. E ci riesce.
Paolo non vuole essere chiamato “Father” o “Don”, i nomignoli invece più quotati sono “Pablo”, “Paul” o “Pà”. Mi fa scassare. Ed è davvero piacevole fare due chiacchere con lui. L’altra sera stavo raccontando della rubrica e ovviamente gli ho detto che prima o poi sarebbe stato interpellato.
Oggi è arrivato il fatidico giorno e la sua canzone è “I still haven’t found what I’m looking for” degli U2. L’ho trovato in cucina a tagliare a pezzi una mucca per poi farne salsicce (sì, qui si fa tutto come una volta, anche tagliare una mucca intera, di quelle che allevano a 50 mt dalla foresteria. È un lavoro necessario per sfamare tutti e Paolo si occupa pure di questo), e abbiamo rimandato la spiegazione della scelta della canzone a un momento più tranquillo. Così nella pausa di decompressione pre-nanna sotto il porticato, nella quale si alterna la posta del cuore a discussioni di politica ed economia, mi ha portato un foglietto con il titolo e mi si è seduto a fianco a raccontare. Anni fa ha fatto un video con questa canzone di sottofondo per raccontare il suo primo periodo in India nel quale girava nei villaggi e si immergeva per la prima volta in questa realtà così diversa ed eterogenea che caratterizza questo paese. Qui tutti cercano qualcosa e lo continuano a cercare perché evidentemente non l’hanno ancora trovato. L’esempio lampante sono le religioni: in India ci sono induisti, sikh, buddisti, musulmani e cristiani (e parliamo solo delle religioni “grandi” e ben conosciute ai più), per non parlare di tutte le religioni minori presenti in villaggi e comunità più isolati. Questo è un chiaro esempio di come si stia cercando una risposta a qualcosa e di come ogni religione suggerisca una soluzione che evidentemente non è quella finale che può soddisfare tutti, altrimenti non nascerebbe ogni tre per due un nuovo Credo.
La religione è solo uno dei tanti esempi che si potrebbero fare; l’India è davvero un mondo pieno di contraddizioni. È grande, caotica, con vette con ghiacciai e spiagge di sabbia bianca, quartieri poverissimi e templi d’oro. Un mondo in cui ognuno cerca di vivere e/o sopravvivere nel migliore dei modi affidandosi a un Dio che prende mille nomi differenti; cercando una strada che porti in luoghi diversi che possano essere casa o in quei luoghi che già sono casa per sentirli più tuoi.
Tutti stanno cercando qualcosa, anche noi venendo qui siamo caduti in questa trappola e dobbiamo rassegnarci alla verità che, nonostante tutto, la ricerca non è ancora finita.

Indian tapes #10 _ 14.08.2018

Da quando ho iniziato a raccontare di Dischirotti e della rubrica tutti mi dicono “Virgi guarda che se vuoi io ho una canzone che andrebbe proprio bene!”. Che gioia vedere la gente gasata quanto me per questo progetto!
Alice C, detta anche Cereali (che per inciso è il soprannome più figo della storia), è una delle prime che mi ha detto la frase sopracitata quindi sarà la prima a usufruire del suo spazio in questa rubrica per raccontare la sua canzone.
La sua scelta è stata “Spirit bird” di Xavier Rudd. Facendo un mega riassunto: prima di partire Alice lungimirante ha scaricato un po’ di musica a caso dall’account di Amazon Prime Music del suo ragazzo per avercela offline. Tra le varie canzoni ha scaricato anche questa, non conoscendola, e quando l’ha sentita la prima volta (in aeroporto aspettando la coincidenza per Delhi) ha pianto. Specifichiamo: Ali piange per moltissime cose, in particolare per i bambini. Nella canzone ad un certo punto parte un coro di bimbi e probabilmente tra la stanchezza e la sua solita inclinazione alle lacrime facili questo è stato il risultato.
Xavier Rudd è un polistrumentista australiano e la storia di questa canzone è super affascinante. Si trovava nel mezzo del deserto australiano quando si è trovato davanti questo “spirit bird”, un uccello molto raro che gli ha fatto pensare a tutta la storia che può esserci dietro un luogo. Ha iniziato a pensare a quante persone sono passate in un certo posto e a tutte gli eventi che hanno vissuto e a come tutte queste cose con il tempo vengano perse.
“Keep fighting for your culture” è la frase che si ripete verso la fine. Per far sì che tutte queste storie e tradizioni non vengano perse occorre continuare a lottare per la propria cultura. E questo lo si può applicare alla realtà in cui stiamo vivendo ora. Qua a Jareya e in tutto lo stato del Jharkhand ci sono moltissimi Adivasi che sono la popolazione indigena indiana, che, per semplificare all’osso, corrisponde agli aborigeni australiani o agli indiani d’America. Gli Adivasi abitano in un territorio ricco di risorse minerarie di cui il governo vuole appropriarsi. Per far ciò stanno cercando di screditare la loro cultura e di farli scomparire poco alla volta. Quindi “keep fighting for your culture” è esattamente quello che la popolazione Adivasi sta facendo.
Jarom Onlus abbraccia questa causa e i nostri campi hanno come obiettivo proprio questo: uno scambio culturale Italia-India che possa aiutare i bimbi a ricordarsi e praticare le loro tradizioni, con balli e canti popolari e non solo, e a continuare a farlo per non far sparire per sempre una cultura.

Indian tapes #11 _ 15.08.2018

“15 Agosto” per tutti noi italiani significa Ferragosto (che per proprietà transitiva significa grigliatona).
Per i cristiani è il giorno dell’assunzione di Maria, per i cinesi la festa degli innamorati, per gli indiani l’Indipendence Day, ovvero il giorno in cui nel 1947 l’India è diventata indipendente dal governo inglese. Per questo motivo si fa una grande festa in tutte le scuole e le piazze a cui ovviamente noi abbiamo partecipato come ospiti d’onore: ci hanno appuntato delle coccarde sulle maglie e ci hanno fatto sedere in tribuna, subito dietro preside e vicepreside. Le “regole” per celebrare/festeggiare l’Indipendence Day sono uguali in tutta l’India: ci deve essere la cerimonia dell’alzabandiera prima delle 8.00, deve essere cantato l’inno e la bandiera deve essere abbassata prima che cali il sole. Tutto il resto può essere aggiunto a piacere, per esempio qui hanno organizzato una specie di parata condita con canti, balli e scenette per la durata di circa tre ore. Ad essere sincera è stato tutto molto trash, come d’altronde è qualsiasi cosa in India, a partire dalle case, per passare alle canzoni, agli abiti tradizionali e a tutto ciò che potete immaginare chiassoso e colorato.
Per rimanere assolutamente nel tema ho deciso che la canzone di oggi sarebbe stata l’inno dell’India.
Il testo e la musica sono di Rabindranath Tagore, Premio Nobel per la letteratura del 1913. Il testo consiste nella prima delle cinque strofe del poema di Tagore, scritto in lingua bengalese, l’inno è molto breve, tant’è che i bimbi della scuola lo cantano ogni mattina dopo la preghiera. La versione che vi aggiungo è assolutamente diversa da quella che ho “imparato” io con i bimbi, perché è molto più smielata e lagnosa, però in ogni caso non posso fare a meno di cantare sul finale “Jaya eh, jaya eh, jaya jaya jaya jaya eh!”

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Indian Tapes _#6_#7_#8_

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Indian tapes #6 _ 07.08.2018

Oggi nostalgia canaglia.
Sono passati solo quattro giorni da quando siamo arrivati ma le quantità esagerate di riso che abbiamo ingurgitato ci hanno già fatto capire che la cosa che più ci mancherà durante la nostra permanenza qui sarà il cibo italiano. Tanto per intenderci, ogni giorno da quando sono qui penso almeno tre volte al giorno alle melanzane. Melanzane alla parmigiana, pasta alla norma, melanzane grigliate, melanzane in umido, melanzane e basta.
Io amo le melanzane. Me le sono fatte portare da mia mamma in Norvegia mentre ero in Erasmus, per capirci. E qui la verdura e la frutta sono un miraggio (in realtà tutto ciò che non è riso è un miraggio).
Abbiamo quindi preso in mano la situazione, occupando la cucina e cucinando 4 kg di pasta con pomodoro e mozzarella. Pasta scotta, un po’ insipida, ma vi assicuro di non aver mai mangiato pasta più buona.
La canzone che più mi sembra rappresentare questa situazione è “Ma il cielo è sempre più blu” di Rino Gaetano, che da sempre mi dà un senso di libertà e felicità pazzesco. Perché è ritmata, ti fa venire una voglia matta di ballare e mi mette sempre di buon umore. E vi sembrerà assurdo, ma sono tutte le sensazioni che quel piatto di pasta ci ha regalato. Alla fine della cena eravamo tutte felici e sorridenti, e la notizia “non c’è più acqua nei serbatoi per farsi la doccia” non ci ha poi sconvolto così tanto.
Ogni volta mi stupisce quanto un’abitudine sia scontata. Non ci rendiamo conto di quanto la nostra cultura ci abbia abituato ad una varietà di cibo che nella maggior parte del mondo non esiste neanche. In fondo noi possiamo mangiare ogni giorno qualcosa di diverso perché nel 90% del mondo mangiano riso in bianco tutta la vita. Non ce ne rendiamo davvero conto.
E forse ogni tanto potremmo almeno pensarci.

Indian tapes #7 _ 09.08.2018

Qui tutti i giorni sono molto simili.
La mattina e il primo pomeriggio sono occupati dalle attività con i bimbi della scuola, alle 15.00 suona la campanella ma fino alle 17.00 è molto difficile riuscire ad uscire dal campetto da basket del cortile della scuola a causa della fiumana di bambini che ti si affollano intorno chiedendoti di ballare, giocare o fare qualsiasi altra cosa che comporti lo starti appiccicato. Motivo per cui mi risulta un po’ difficile trovare spunti per questa rubrica. Ho quindi detto a Sara chiacchierando “dai oggi balza” e lei sbarrando gli occhi mi ha detto “Sei matta! Faccio io la tua persona di oggi!”.
Sara ha scelto “Fango” di Jovanotti. Ora ve la contestualizzo.
Dopo cena è sempre ora del lavaggio piatti, questo significa 10 persone all’interno di 3 mt quadri che lavano mille piatti di metallo e ballano e cantano a squarciagola per far passare il tempo. Stasera io preparavo l’attività e quindi mi sono persa questo momento di svago, ma Sara mi ha raccontato una cosa molto bella. Mancava la cassa da cui solitamente mettiamo la musica zarra anni 2000 e quindi le partecipanti al lavaggio piatti hanno dovuto arrangiarsi per trovare una canzone conosciuta da tutti. Hanno ripiegato su “Fango” e l’hanno cantata tutta, urlando come matte e sapendo tutte le parole. E mi diceva che nonostante veniamo tutte da ambienti molto diversi è pazzesco come alcune canzoni riescono ad unire senza distinzioni, tutte le sanno, con tutte le parole. E si è proprio sviluppata “l’energia che si scatena in un contatto” come si dice nel testo della canzone.
Contatto che non per forza deve essere un contatto fisico, anche perché in India il contatto fisico soprattutto se tra maschio e femmina è assolutamente fuori luogo, anche solo far prendere due bimbi per mano per fare un cerchio è un’impresa sovrumana. Contatto che è relazione umana, amicizia sincera, condivisione, tutte cose che qui, lontano dal mondo social e tecnologico occidentale si trovano con più facilità, o forse semplicemente sono meno offuscate dalle mille distrazioni che invece popolano la nostra vita quando siamo in Italia.
Dopo quasi una settimana di convivenza tra noi si è creata veramente una bella energia, che nasce dallo scambio di storie, momenti di vita quotidiana e emozioni forti nel vivere in questa realtà così diversa, da un contatto che sento forte ed è bellissimo.

Indian tapes #8 _ 11.08.2018

Ieri sera ho raccontato per la decima volta la storia di Dischirotti., di come ho iniziato a scrivere per questa pagina, di come è nata questa rubrica e di come ho bisogno di consigli da parte di tutti. L’ho raccontato a un gruppetto di ragazze durante le chiacchiere post-cena sotto il porticato e fra tutte Martina è rimasta davvero affascinata dall’idea che sta dietro la rubrica e in generale al lavoro di tutti noi di Dischirotti.
Per questo ho scelto lei come protagonista di oggi. La canzone che mi ha consigliato si chiama “Vorrei ballare” di Ambrogio Sparagna. L’idea era di ascoltarla su YouTube per poi scriverci qualcosa a riguardo visto che è una canzone di cui non ho mai sentito parlare, ma essendo isolati da tutto ho dovuto scegliere un’altra soluzione, ovvero farmela raccontare nel dettaglio direttamente da lei.
Ed eccoci:
è un inno alla vita, alla spensieratezza e alle gioie che la natura intorno a noi può regalarci.
È immergersi in ciò che ci circonda e notare che anche e soprattutto nella semplicità si può trovare la felicità.
È un gruppo di persone che condividono esperienze e viaggiando sulla stessa linea d’onda riescano ad arricchire chi le circonda e arricchirsi a loro volta. È gioia pure di sentirsi nel posto giusto, al momento giusto, a fare le cose giuste. È amicizia, condivisione, allegria.

“Sogno una festa passata lontano da questa città
piena di archi di luce stordita da mille sapori
di terra mare sudore
d’incenso di fuoco di mirto e ginestra”

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Indian Tapes _#3_#4_#5_

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Indian tapes #3 _ 04.08.2018

Sono passate 44 ore da quando ho lasciato casa e finalmente vi scrivo da quello che sarà il mio letto per i prossimi 20 giorni. Siamo in una foresteria gestita da frati. Siamo in mezzo alla giungla, a nord-est dell’India, tra zanzare, scarafaggi e coleotteri di dimensioni inimmaginabili. Doccia ovviamente fredda, prendendo l’acqua da un secchio, denti lavati con acqua potabile da una borraccia. Non so se resisterò ma ci proverò.
Sono con delle belle persone e sono contenta. Come gesto di benvenuto i Brothers (che sarebbero i frati indiani, più i novizi, più i candidates) ci hanno lavato le mani e cantato una canzone. Sarà questa la mia canzone di oggi. Purtroppo non potrò aggiungerla alla playlist di Spotify ma vi assicuro che era molto molto carina.
È sempre bello quando qualcuno prepara delle cose per te, che sia un pasto caldo, una canzone di benvenuto o le camere pulite con i letti fatti. È come dire “ci tengo alla tua presenza, sono contento che tu sia qui, mi prendo cura di te”. Cose belle, che fanno luccicare gli occhi soprattutto dopo il viaggio interminabile che abbiamo intrapreso per arrivare fino qui.

Indian tapes #4 _ 05.08.2018

Giorno 2, ma in realtà giorno 1 nella foresteria dove alloggeremo. Oggi abbiamo iniziato a lavorare sulle attività da proporre ai bambini nelle prossime due settimane. Abbiamo disegnato organi su pezzi di stoffa, abbiamo fatto check list di ogni tipo, abbiamo colorato pietre e costruito clessidre e nonostante tutto domani la sveglia è alle 7.00 e le attività le faremo a cuore.
In tutto questo abbiamo trovato il tempo per fare una passeggiata nella giungla che circonda la struttura. Fuori è tutto assurdo: ci sono strade rosse che attraversano villaggi composti da tre casette, animali di ogni tipo nelle strade, nei cortili, ovunque. Mucche, galline, polli, capre. Ovunque, vi giuro.
È davvero una realtà che per quanto si possa immaginare non sarà mai come è veramente.
In ogni caso durante la passeggiata ho chiesto consiglio musicale a Giorgia, una ragazza piccolina, con dei dread biondi lunghissimi, che appena le ho raccontato di Dischirotti si è illuminata dicendo “sono sempre rimasta affascinata da come la musica possa legare persone molto diverse tra loro e di come possa trasmettere così tanto a tutti”. A queste parole anche io mi sono illuminata e ho capito che era la persona giusta per iniziare a chiedere consigli per questa rubrica.
“In viaggio” di Fiorella Mannoia è stata la sua risposta alla fatidica domanda. Insieme alle canzoni chiedo sempre anche il motivo per cui me la consigliano, e la sua motivazione è stata emozionante. Per farla breve ai suoi 18 anni tutti le hanno “regalato” una canzone, senza dire chi fosse il mittente, e insieme le hanno scritto delle lettere per poi permetterle di associare lettere e canzoni a volti di amici e familiari. Fatto sta che si è arrovellata giorni per capire chi le avesse dedicato questa canzone in particolare, e alla fine ha chiesto consiglio a sua mamma che le ha semplicemente suggerito di ascoltarla con attenzione e che l’avrebbe capito da sé.
Era proprio “la sua mamma” (come dice lei) il mittente, che con questa canzone voleva augurarle il meglio per i suoi viaggi e in generale per la sua vita.
Cavoli, devo stare attenta altrimenti diventerò smielata entro la fine di questo campo.

Indian tapes #5 _ 06.08.2018

Oggi è stato il compleanno di Alessia, il giorno in cui abbiamo iniziato a lavorare nella scuola e il giorno in cui ho mangiato una crostata indiana (mamma mia che buoni sono i dolci quando da 3 giorni mangi solo riso e lenticchie gialle!).
Alessia ha compiuto 30 anni e mi sembrava doveroso renderla protagonista di questa giornata. La sua scelta è stata “Nessun rimpianto” degli 883. E le motivazioni sono quelle di una ragazza forte ed indipendente che non si fa mettere i piedi in testa da nessuno. Alla soglia dei 30 anni Ale non ha nessun rimpianto, è convinta di tutto ciò che ha fatto, nel bene e nel male. Inoltre la ricorrenza dei 30 anni associata a questo viaggio è una cosa molto significativa per lei.
“Nessun rimpianto” perché quello che è passato è passato.
“Nessun rimpianto” perché ad oggi si può ricominciare.
“Nessun rimpianto” perché la vita è ancora tutta da scrivere.
“Nessun rimpianto” perché un viaggio così cambia tutte le tue prospettive. Ti fa capire davvero cosa è importante, qual è la persona che vuoi essere nei prossimi 30 anni e l’importanza di tirare le somme degli anni passati per poi prendere in mano le redini e decidere come/dove fare il prossimo passo.
Sono stanca anche se è solo il terzo giorno, i bambini sono impegnativi, la doccia è sempre fredda e fatta da un secchio, il cibo sempre riso. Ma essere circondata da persone così mi fa capire che sono nel posto giusto e che qualcosa di buono uscirà di sicuro.

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Jareya News

Quaresima di Fraternità

Durante il periodo di Quaresima da poco iniziato, grazie alla collaborazione con la Parrocchia Gesù
Nazareno di Torino, sarà possibile sostenere i dispensari di Ranchi e Jareya, fondamentali più che mai in questo momento di emergenza sanitaria per garantire un’adeguata assistenza medica.
Grazie al contributo di tanti/e, negli anni la Nawa Maskal School è cresciuta e si è arricchita, con l’acquisto dello scuolabus, così come la realizzazione dell’asilo, e del forno, dell’area giochi, etc.

Per questa occasione, come Jarom, abbiamo creato un breve video per i più piccoli e le loro famiglie, per raccontare il progetto di quest’anno che, in continuazione della campagna crowdfunding, vuole sostenere la gestione dei dispensari. Clicca qui per vedere il video e condividerlo!

Come Jarom crediamo fortemente nel diritto alla salute e oggi più che mai vogliamo fare un ulteriore sforzo per dar il nostro contributo e supporto agli studenti e studentesse della scuola di Ranchi e della Nawa Maskal School, alle loro famiglie, al personale scolastico e a tutti/e coloro che vivono nei villaggi intorno alla scuola.

Sostenere l’attività dei dispensari significa poter raggiungere un sempre maggior numero di persone che hanno bisogno di assistenza medica.

Vuoi saperne di più? Clicca qui per leggere tutte le informazioni sul progetto Dispensari.