Gli adivasi

Adivasi è il risultato dell’unione di due parole hindi: adi (dal principio) e vasi (quelli che abitano); in altre parole il termine indica gli “abitanti originari”, gli appartenenti ai popoli presenti in India prima dell’arrivo degli ariani vedici e dei dravidi.

Nel corso dei secoli hanno resistito ai tentativi di sottomissione e assimilazione rifugiandosi sempre più all’interno, in aree isolate e impervie. Per secoli sono riusciti a mantenere una relativa autonomia continuando a vivere in rapporto simbiotico con l’ambiente naturale che li ospitava, praticando un’agricoltura di base, la caccia, la raccolta di frutti spontanei, il piccolo artigianato e accumulando preziose conoscenze sulle foreste, sulle piante e sul loro uso nell’alimentazione e nella medicina.

Attualmente sono circa 100 milioni e costituiscono oltre l’8% del totale della popolazione indiana. Abitano in prevalenza negli stati centrali ed orientali della federazione.

Sono divisi in gruppi con differenti lingue, storie e culture. La costituzione Indiana ne riconosce 212, definendoli “scheduled tribes” ossia “tribù catalogate”. In realtà sono oltre 400.

Il mancato sviluppo economico delle regioni centro e nord-orientali ad alta densità di adivasi rappresenta per l’India un grave problema sociale tuttora irrisolto. Il problema è aggravato dai numerosi conflitti giuridici e politici in corso per la proprietà delle terre. Le regioni dell’India comprese nel cosiddetto “corridoio rosso” sono infatti ricchissime di risorse minerarie che fanno gola a molte imprese multinazionali. Ma questi terreni appartengono agli adivasi, che li abitano da sempre e che in numerose occasioni sono state vittime di espropri.

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